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Saverio Lombardi Vallauri tra fotografia e architettura

Saverio Lombardi Vallauri tra fotografia e architettura

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Saverio Lombardi Vallauri è stato uno dei primi autori ad aderire al progetto WallPepper, lo conosciamo da tempo, Spazio81 è il laboratorio dove da un po’ di anni stampa le sue opere. Ci viene a trovare in Showroom, stiamo definendo insieme i dettagli della sua prossima mostra e ne approfittiamo per ascoltare la sua personale esperienza con EXPO, fotografia, dettagli ed architettura.
Saverio ci racconta che, quando è venuto per la prima volta a visitare lo showroom WallPepper, c’era una sua opera a parete ed è stato un momento bellissimo per lui, come essere quasi di fronte all’oggetto reale.

«È notevole, molto di più di vederlo stampato, l’opera su carta da parati WallPepperè un’architettura in qualche modo restituita alla sua dimensione originale».

Il passaggio a WallPepper è avvenuto quando due anni fa in modo spontaneo e casuale, WallPepper ha notato con interesse un biglietto di auguri, un collage di porzioni di architetture fotografate da Saverio in tutto il mondo, e la proposta di collaborazione è stata immediata. «Ho accettato molto volentieri ed eccoci qua!»


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Fotografo di architettura, pubblicato sulle principali riviste di settore, professore di fotografia allo IED, appassionato ricercatore del dettaglio e di un’osservazione più attenta e pulita, Saverio ci racconta come è nata e si è sviluppata in lui questa passione:

«Le origini sono piuttosto lontane: ho ricevuto la mia prima macchina fotografica nel 1981 quando abitava da noi a Firenze una ragazza americana laureata in belle arti e specializzata in fotografia che ha riacceso la passione di mia madre, abbiamo messo su una camera oscura e io ho avuta la mia prima macchina fotografica».

Saverio comincia ad usarla seriamente durante gli anni universitari di architettura e, dopo alcuni mesi negli Stati Uniti, ha materiale a sufficienza da mostrare a una piccola casa editrice fiorentina che gli commissiona dei lavori: «Terminati i lavori ho riflettuto ed ho capito che mi piaceva molto ma ne sapevo poco». Saverio comincia a dividere il suo tempo tra fotografia e architettura ma presto si rende conto che può farne solo una sul serio. «Dopo alcune ricerche mi iscrivo allo IED di Roma, concluso il secondo anno a giugno ’91, comincio subito ad insegnare già ad ottobre». A Roma, dove poi si trasferisce, avvia la sua professione e continua ad insegnare. Nel 2000 arriva a Milano che definisce «il posto logico dove stare facendo fotografia di architettura in Italia». Continua ad insegnare allo IED di Milano facendo più professione e meno insegnamento.

L’architettura però non l’ha mai abbandonata «è una degli interessi principali della mia esistenza anche se ad un certo punto ho capito che mi sentivo più adatto alla sua rappresentazione che non alla sua progettazione». Quello che lo ha colpito di più della fotografia è il curioso incrocio tra tecnica, razionalità e creatività artistica: «La fotografia è nella sua parte artistica, come tutte le arti, opinabile. Nella sua parte teorica e tecnica può essere molto controllata». Saverio ha da sempre una predisposizione per il controllo della tecnica sviluppando contemporaneamente una parte creativa.

«L’architettura nel contempo da delle certezze, l’architettura è il disegno dello spazio in cui noi viviamo. Il progetto in particolare, prima che venga sporcato dalla realtà che si dipana giorno per giorno, è esattamente conoscibile, rappresentabile ed ha una sua completezza. Questa è una cosa che mi rasserena moltissimo, quello che mi da fastidio è quando ci sono cose che la sporcano e cerco di evitarle».

Saverio sceglie così di rappresentare dettagli di architettura, il dettaglio è un soggetto favorito perché nel dettaglio si possono escludere i disordini della realtà. «Il dettaglio è molto comodo e anche un po’ ruffiano, è più facile che rappresentare l’ambiente urbano. Faccio fatica con il disordine, ho bisogno di costruire cose ordinate, simmetriche con prospettive chiare senza diagonali deboli, le cose devono essere certe, ho bisogno di queste forme di certezza. Il dettaglio nell’architettura semplicemente ti consente di ottenere certezza».


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L’occasione perfetta si presenta a Saverio con EXPO Milano. EXPOSED è il titolo della prossima mostra, un chiaro riferimento a EXPO ma anche esposizione del materiale sensibile, il processo dell’immagine fotografica attraverso l’esposizione.

«È da un po’ di tempo che avevo cominciato a pensare di fare qualcosa con EXPO, consapevole che le grandi esposizioni universali si portano dietro una grande quantità di architettura. Data l’immensa quantità di soggetti, ho pensato che valesse la pena di mettere su un gruppo in modo che si potesse produrre più lavoro, abbiamo costituito una società temporanea che si chiama Photographers4expo e abbiamo cercato di vendere il nostro prodotto ottenendo un discreto risultato».

Il gruppo ha lavorato, e sta lavorando ancora, per i padiglioni Vietnam, Stati Uniti, Russia, Padiglione Italia oltre che con un certo numero di aziende. Saverio racconta anche la splendida collaborazione con la rivista Interni Magazine

«Grazie alla rapidità di iniziativa della Direttrice Gilda Bojardi, che ha accreditato tutto il gruppo in modo che potessimo avere libero accesso al quartiere espositivo. In cambio noi abbiamo fornito la prima scelta delle nostre fotografie uscite nel numero di luglio-agosto 2015 con uno speciale su EXPO illustrato da noi, copertina inclusa».

Saverio è quindi un EXPO ottimista, non nel senso di quello che questo EXPO vorrà dire effettivamente in termini di esigenze di alimentazione per la popolazione mondiale, ma sicuramente ottimista su quello che lui poteva fare con EXPO.

«A me è piaciuta EXPO. Ho avuto moltissima architettura a disposizione, ho avuto il privilegio di andare in cantiere, di vederla costruire, fotografare in assoluta libertà tantissima architettura e vederne il dietro le quinte che è stato un immenso e splendido cantiere, nonostante il pessimismo di tanti. Quello che senz’altro farò sarà raccontare il cantiere nello smontaggio»

Un ottimo spunto per la prossima mostra!

www.lombardivallauri.it