Italiano
Italiano
English

Scopriamo Guido Scarabottolo


Scarabottolo

L’incontro di oggi con Guido Scarabottolo è stato entusiasmante.
Pacato e accomodante, l’illustratore ci ha ricevuto nel suo loft dove si respira aria di architettura e di arte.
Dandoci rigorosamente del “tu” abbiamo fatto una chiaccherata più che un’intervista e abbiamo affrontato numerosi argomenti tra arte, illustrazione, design e architettura.

Scarabottolo ci ha restituito la sua visione e il suo approccio al progetto e all’arte in generale e la sua passione per quello che fa.

Parlando della collaborazione con WallPepper gli ho chiesto quale fosse il suo punto di vista in merito all’innovativo approccio che l’opera d’arte ha rispetto al suo “fruitore”. Infatti, se da una parte siamo stati abituati ad ammirare le opere d’arte incorniciate oppure su piedistalli o in teche, ora abbiamo la possibilità di avere opere che prendono parte attivamente all’architettura e all’arredamento che le ospitano, diventano esse stesse “spazio”.

L’illustratore mi fa notare come le nuove tecnologie e i nuovi materiali ci permettano di decorare enormi superfici e di come le facciate degli edifici nelle metropoli stiano diventando giganteschi “schermi” in grado di comunicare con le immagini.

Affreschi, mosaici e street-art hanno da sempre avuto l’obiettivo di trasferire l’arte sulle pareti e oggi questo lo si può realizzare con la carta da parati WallPepper in ogni ambiente domestico o lavorativo.

Guido Scarabottolo si riferisce all’arte come qualcosa che deve dare allo spettatore una “finestra” dalla quale guardare e viaggiare con l’immaginazione. Di un’opera d’arte ne apprezza il lato non “chiuso”, cioè quel momento in cui il fruitore si trova a dover (voler) completare l’opera con la propria esperienza e immaginazione alla quale l’autore ha dato solo uno spunto. Un’opera è interessante ogni volta che la si guarda e si scopre qualcosa di nuovo, un dettaglio che non si era mai notato, o quando si renterpreta un segno con un nuovo sentimento.

Un’immagine stampata su carta da parati non può fare altro che aumentare questo fenomeno. Più l’opera è grande e più si avrà la possibilità di concentrarsi maggiormente sui dettagli piuttosto che l’interezza della stessa. Ci si potrà perdere nell’opera ogni volta che passiamo davanti a quella parete, ogni volta potremmo scrutare dei dettagli con una luce nuova.

Scarabottolo1

I colori utilizzati da Scarabottolo sono senza dubbio uno degli elementi che maggiormente colpiscono nelle sue illustrazioni. Incuriosito dall’utilizzo che l’artista fa delle tinte piatte e regolari gli ho chiesto quale fosse stato il suo percorso nell’utilizzio di queste tecniche cromatiche.

Guido ancora una volta mi sorprende con la sua semplicità e “irrazionale razionalità”: è un illustratore che nasce quando le immagini venivano disegnate a mano e il digitale non era ancora maturo. Dopo aver testato diverse tecniche, Guido ci confida che trovò nel “taglia e incolla” il suo strumento ideale per realizzare le sue idee e poterle rendere sufficientemente flessibili per rispondere alle continue modifiche imposte dagli editori. Ritagliando le silouette dei suoi soggetti su carta colorata (tinte piatte), Scarabottolo ha la possibilità di cambiarne la disposizione a seconda delle sue esigenze e quelle del cliente.

Con l’avvento dei computer e dei software grafici questo lavoro si è snellito e velocizzato ma non ne ha cambiato la filosofia di base. I colori delle illustrazioni di Scarabottolo continuano ad essere senza sfumature e decisi, miscelandosi perfettamente e diventando parte integrante del mood che l’autore vuole trasmettere alle proprie opere.

Della tavolozza colori che di solito utilizza, Scarabottolo fa una considerazione più ampia toccando due aspetti: da un lato c’e’ da valutare l’attualità dei colori che si usano e dall’altra le esigenze del committente del progetto.
Anche i colori seguono la “moda” e devono tenere conto delle tendenze della società. Se fossi uno stilista non potrei proporre oggi dei pantaloni a zampa di elefante, ci dice molto semplicemente Guido, e allo stesso modo non posso utilizzare colori che non sono in qualche modo “attuali”. Inoltre la maggior parte dei miei disegni sono commissionati dagli editori per cui lavoro e ognuno ha esigenze diverse. Un esempio su tutti: quando realizzo le illustrazioni per “Il Sole 24 Ore” devo tenere conto del fatto che viene stampato su carta rosa e sono quindi vincolato da un fattore tecnico.

Molti artisti, fotografi e designer hanno un rapporto quasi maniacale con i colori e la resa che hanno quando sono applicati ai diversi supporti. Una certa tonalità di rosso che l’artista sceglie, infatti, potrà essere diverso a seconda se stampato su una carta lucida o opaca, se si utilizza un certo inchiostro piuttosto che un altro, o se viene guardato attraverso un monitor a led oppure proiettato. Questo a Guido sembra divertire e non preoccupare più di tanto, anzi! Dice che fa parte del processo produttivo di un’opera d’arte e che anche il supporto e i materiali con i quali un’opera è rappresentata sono parte integrante dell’opera stessa e quindi anche la resa cromatica non esula da questo concetto.

Alla fine della chiaccherata Guido ci saluta lasciandoci ancora un paio di battute su moda e design e regalandomi una copia del suo libro di illustazioni “Sotto le copertine” (Ed.: Tapirulan).

www.guidoscarabottolo.com

Avere in casa una carta da parati WallPepper con un’opera di Guido Scarabottolo significa avere la possibilità di perdersi dentro un mondo fantastico fatto di essenzialità di colori, tratti decisi e irregolari e spazio per la propria immaginazione.

Scarabottolo2